Motta d’Affermo: Ammanco alle poste di quasi 600.000 euro. Rito abbreviato (16 ottobre) per Parafioriti

Si procederà con il rito abbreviato condizionato ma anche con una perizia nell’ultimo atto dell’udienza preliminare, in corso di svolgimento davanti al Gup del Tribunale di Patti UGO DOMENICO MOLINA, per l’ammanco, di quasi 600.000 euro, accertato all’ufficio postale di Motta d’Affermo. In attesa di giudizio l’ex dipendente CALOGERO MARIO PARAFIORITI, originario di Galati Mamertino, residente a Sant’Agata Militello. Parti civili 58 correntisti (nel servizio tutti i nomi) e Poste Italiane. Il 16 ottobre probabile discussione e sentenza. Il servizio…

Giuseppe Lazzaro, da Gazzetta del Sud

Si procederà con il rito abbreviato condizionato ma anche con una perizia nell’ultimo atto dell’udienza preliminare, in corso di svolgimento davanti al Gup del Tribunale di Patti Ugo Domenico Molina, per l’ammanco, di quasi 600.000 euro, accertato all’ufficio postale di Motta d’Affermo. Nella terza udienza, il giudice ha fissato la data al 16 ottobre per la discussione tra le parti e la sentenza con l’abbreviato ma ha anche affidato, al prof. Baldassarre Chimenz, la consulenza per accertare la capacità di intendere e di volere di Calogero Mario Parafioriti, 62 anni, originario di Galati Mamertino, residente a Sant’Agata Militello, ex dipendente dell’ufficio postale di Motta d’Affermo, accusato di peculato e difeso dall’avvocato Massimiliano Fabio, unico indagato dall’avvio, della vicenda. Nel procedimento, oltre a Poste Italiane, sono costituite parte civile i 58 correntisti che, secondo l’accusa, sarebbero stati truffati dall’ex dipendente. Leggendo l’atto di citazione si tratta di: Caterina Marinaro, Salvatore e Rosanna Greco, Grazia Lo Monaco, Giuseppe Ganguzza (deceduto, subentrano i familiari), Rosaria Greco, Rosa Lipari, Sebastiano Greco, Giovanni Presti, Francesca Battaglia, Rosaria Arangio, Antonino Lipari, Nella Rampulla, Angela Marinaro, Rosetta Rampulla, Rocco e Giuseppa Grazia Lipari, Antonino Filippo Mario Alferi, Giuseppa La Gala, Gioacchino e Giovanni Alferi, Sebastiano e Giuseppe Sabatino Lo Carro, Calogera Giardina, Carmelo Mascarello, Antonino Corona, Arcangela Patiri, Giuseppe, Gaetano, Sebastiano e Rosa Noto; Nina Cavoli, Vincenzo Nisi, Rosaria Catanzaro, Antonino Fazio, Maria Presti, Giuseppa Marinaro, Domenico e Giuseppe La Gala, Giovanna Noto, Antonella Marinaro, Angela Vaccaro, Angela Lipari, Francesco Vaccaro, Carmelo Bellardita, Sebastiano e Giuseppa Di Salvo, Sebastiano Domenico Bellardita, Giuseppe Alferi, Filippo Mazzone, Giuseppa Scivoli, Antonino e Filippo Lo Monaco, Amelia Manzo, Grazia Palmeri, Giovanni e Maria Sciortino e Angela Palmeri. Le suddette parti civili sono residenti a Motta d’Affermo, Mistretta, Gerenzano (Varese), Caronno Pertusella (Va), Pettineo, Santo Stefano di Camastra, Webster (USA), Cefalù, Catania, Castelnovetto (Pavia) e Alcara Li Fusi.

Secondo l’accusa l’ex dipendente, dal 2015 al 2022 quando era l’unico impiegato dell’ufficio postale di Motta d’Affermo, svolgendo le mansioni di cassiere e responsabile, si sarebbe impossessato indebitamente di 558.265,51 euro, sottratti periodicamente, nell’arco dei suddetti sette anni, a numerosissimi correntisti che avevano il conto postale nel centro nebroideo. I soldi erano stati estrapolati dai conti correnti e dai libretti dei 58 correntisti oggi parti civili con l’assistenza degli avvocati Antonio Di Francesca del foro di Patti, Agata Pantò del foro di Messina e Antonella Marinaro del foro di Termini Imerese. Tutto venne a galla quando alcuni correntisti, controllando nei loro depositi e non avendo fatto grossi prelievi, si videro mancare varie somme di denaro. Scattò la immediata denuncia alla Compagnia dei carabinieri di Mistretta e vennero avviate le indagini coordinate dalla sostituta procuratrice di Patti Antonietta Ardizzone. Dagli accertamenti svolti, insieme a personale antifrode di Poste Italiane, sarebbe emerso che il funzionario, grazie alla possibilità di poter operare in totale autonomia, avrebbe truffato, in modo seriale, i correntisti con piccoli o grossi ammanchi ammontanti alla ingente somma di oltre mezzo milione di euro nell’arco di sette anni. L’escamotage, secondo le indagini, vedeva il dipendente creare dei falsi libretti di deposito cartacei usandoli in bianco originali che avrebbe compilato con una stampante. Per anni le varie somme versate e le operazioni effettuate dagli ignari clienti sarebbero state, di volta in volta, annotate dal funzionario su ciascun falso libretto in modo da fornire un’apparenza di normalità e di disponibilità del denaro per ogni correntista truffato.

Edited by, martedì 9 luglio 2024, ore 9,03. 

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